Morano e Rosicca


 


L'Intermezzo Ritrovato
Progetto speciale
Edizione 2002


MORANO E ROSICCA
Intermezzi dall'opera

"Siface Re di Numidia"


Teatro San Bartolomeo
13 maggio 1723

musica di FRANCESCO FEO


prima esecuzione moderna

Personaggi

Morano

Giusto D’Auria, Basso

Rosicca

Rosa Montano, mezzosoprano

Regia, scene, costumi

Franz Prestieri

Revisione e trascrizione a cura di
Egidio Mastrominico

 
 

 

Nuova pagina 1

    E’ un dato di fatto acquisito in tempi relativamente recenti dalla ricerca musicologica che la storia dell’intermezzo comico napoletano sia stata determinata dalle coppie di cantanti operanti stabilmente in questo particolare settore dello spettacolo musicale settecentesco, prima ancora che dalle istituzioni teatrali, dai librettisti e dai compositori. In sostanza “buffi” e “buffe”  (così erano appunto definiti i cantanti specialisti di parti comiche)  «furono il  vero punto di riferimento sul quale convergevano da un lato l’attività degli organizzatori (l’impresario) e degli autori (poeta e musicista), dall’altro le aspettative dei fruitori»  (Franco Piperno), in un ambito destinato a catalizzare nella sfera del teatro musicale esigenze spettacolari che fino a quel  momento erano state assolte esclusivamente dal teatro non letterario, in particolare dalla commedia dell’arte. Le caratteristiche di questi cantanti differivano notevolmente da quelle dei loro colleghi dell’opera seria; la tecnica vocale infatti era solo una delle componenti di un profilo professionale che richiedeva la capacità di recitare e di caricare istrionicamente il canto sino a cavarne effetti comici,  la capacità di ballare, tirare di scherma e sostenere ruoli en travesti.  Protagonista assoluto di quest’arte, nella prima metà del secolo a Napoli, fu Gioacchino Corrado,  basso buffo che dal 1711 al 1735 fu attivo in pianta stabile al Teatro San Bartolomeo, dove interpretò quasi un centinaio di intermezzi, spesso concepiti appositamente per lui. 

    Proprio Corrado, in coppia con Santa Marchesini, altra celebre “buffa” di quel tempo,  fu il protagonista di Morano e Rosicca, titolo dato ai due intermezzi posti all’interno del Siface re di Numidia - melodramma metastasiano messo in musica da Francesco Feo e rappresentato nel maggio 1723 con «universale applauso di tutti quelli che l'ascoltarono» (Avvisi del Parrino dell’11 maggio di quell’anno). Siamo  ancora nella prima fase della storia dell’intermezzo, nella quale i legami con il dramma non si sono ancora sciolti fino al punto di rendere completamente autonomo il libretto e i personaggi dello spettacolo comico.  Questa dimensione non compiutamente autosufficiente si coglie anche nella partitura di Feo.  Non era nelle intenzioni (e forse neanche nelle corde) di questo compositore esprimere comicità in sé  e per sé, ma  la sua musica tuttavia contiene degli effetti interessanti, in gran parte derivati dalla tradizione delle “scene buffe” seicentesche. Se nei duetti,  Che diabulo volire  e M’amerai, tanto tanto,   prevale un ductus fortemente ritmico che oppone in un serrato contrasto dialettico voci e orchestra, le due arie di Rosicca ( La donna sta in possesso  Je suis trop infelice )  e la seconda aria di Morano (Chi son io? )  sono quasi interamente giocate sul filo del rapporto tra suono e silenzio:  la trama del canto è infatti più volte sospesa da pause destinate probabilmente ad essere “riempite” dalla gestualità. Altre interruzioni della linea del canto, a livello di testo e di musica, sono operate attraverso l’inopinato irrompere di brevi recitativi nei punti di snodo da una sezione all’altra delle arie. 

    E’ soprattutto dal punto di vista puramente comico che Morano e Rosicca rappresenta bene il contesto e il genere a cui appartiene,  nella sua fisionomia di farsa priva di risvolti satirici, basata sui contrasti e sui diversi piani di inganno e verità che scaturiscono dal gioco delle parti: entrambi i protagonisti hanno in mente un piano preciso che cercano di mettere in atto, ma naturalmente sarà solo il personaggio femminile ad avere successo. Più che su un’azione  ben definita, è però proprio sul ruolo sostenuto dai due “buffi” - e dunque sull’istrionica verve che ci si poteva attendere da una coppia di specialistici come Gioacchino Corrado e Santa Marchesini - che si basa la pièce. L’opposizione tra Morano in fuga e Rosicca all’inseguimento, buffa già di per sé,  è caricata in senso comico da due artifici tipici dell’intermezzo:  la tecnica drammaturgica del travestimento, nel primo atto spinto fino al cambiamento di sesso,  e la contaminazione linguistica che mescola italiano, francese, napoletano, spagnolo, arabo e una fantasiosa parlata africana.

Pier Paolo De Martino

 

   

 

   
         
   

Dopo le prime rappresentazioni nell'ambito di Convivio Armonico 2002

gli Intermezzi hanno avuto le seguenti repliche

 

8/09/2002,  Barocco Festival “Leonardo Leo”

S.Vito dei Normanni

 
   
         
Edizione 2001 - Eurilla e Beltramme   Edizione 2001 - Erighetta e Don Chilone                         Foto di Eugenio Lupoli