Discografia

 


PER LA BONGIOVANNI IL NUOVO CD: DOMENICO SARRO "EURILLA e BELTRAMME" 

 

 

Prima registrazione  mondiale 

 

 

 

    

Estratti dal Cd

Eccomi ponta all'armi - Recitativo I   743 Kb

Son zitella poverella - Aria Eurilla  791  Kb

Il pipistrello - Aria Beltramme  1,3 M

Languiscono d'amor -  Aria Eurilla  613 Kb

Vedo Amor -  Duetto finale  606 Kb

 

“Gli Intermezzi Ritrovati”

"EURILLA E BELTRAMME"

Nel 2001 promosso dall’Ensemble “Le Musiche da Camera” e dall’Associazione Area Arte, nasce il progetto “Gli Intermezzi Ritrovati” finalizzato allo studio ed alla messinscena di opere rare e mai eseguite di questo repertorio di grande interesse teatrale e musicale, con criteri filologici e con un taglio esecutivo volto a restituire la vivezza e l'autenticità della "scena". Presso il Teatro Sancarluccio di Napoli tra il 2001 ed il 2003 sono stati perciò presentati in prima esecuzione moderna, per la regia di Franz Prestieri protagonisti Rosa Montano e Giusto D’Auria, gli Intermezzi “Eurilla e Beltramme” di Domenico Sarro, “Morano e Rosicca” di Francesco Feo e “Erighetta e Don Chilone” di Leonardo Vinci, allestimenti che hanno avuto repliche anche in varie Rassegne e Festival di Musica Antica.A distanza di cinque anni dalla prima messinscena, la presente registrazione documenta il nuovo allestimento degli intermezzi “Eurilla e Beltramme” di Sarro effettuato il 19 febbraio 2006 presso lo storico Teatro di Corte del Palazzo Reale di Caserta.

Egidio Mastrominico             

Nella stagione di Carnevale del 1722 la rappresentazione della Partenope al teatro San Bartolomeo di Napoli, con la musica di Domenico Sarro, segnava il ritorno di un testo che datava ormai  quasi un quarto di secolo sulla ribalta del più importante teatro napoletano dell’epoca: per la stagione 1699 dello stesso San Bartolomeo era infatti nato il libretto scritto da Silvio Stampiglia, poeta romano tra i maggiori esponenti dell’Accademia dell’Arcadia, che all’epoca si trovava a Napoli in servizio alla corte del viceré duca di Medinaceli e che in quell’occasione si trovò a collaborare con il compositore bresciano Luigi Mancia, autore di un melodramma che conobbe diverse riprese in quel tempo ma che sarebbe stato presto dimenticato a vantaggio di altre partiture. Lo spettacolo del 1699  segnava infatti l’inizio di un destino felice per un testo che musicato molte altre volte fino alla metà del secolo XVIII, tra gli altri da Caldara, Vinci, Vivaldi e  Haendel. La partitura di Sarro concepita per la rappresentazione napoletana del 1722, il cui manoscritto è conservato nella Biblioteca del Conservatorio di San Pietro a Majella, prevedeva al suo interno gli intermezzi Eurilla e Beltramme, con un nuovo testo redatto dallo stesso Stampiglia che proprio quell’anno aveva fatto ritorno a Napoli dopo essere stato per diversi anni  storiografo e poeta cesareo alla  corte asburgica. Il frontespizio del libretto della Partenope stampato per lo spettacolo del ‘22 in effetti recita testualmente: «Dramma per musica di  Silvio Stampiglia,  detto tra gli Arcadi Polemone Licurio, poeta di Sua Maestà, da lui rinnovato per il teatro San Bartolomeo per la stagione del 1722, dedicato al cardinale Federico d’Althann  viceré luogotenenziale e capitano generale di  questo regno».  

Gli intermezzi furono in quell’occasione interpretati da due già celeberrimi specialisti del nuovo repertorio comico: Santa Marchesini, una delle pioniere  del genere, e Gioacchino Corrado, basso buffo attivo in pianta stabile al  San Bartolomeo fin dal 1704, dove nel 1733 avrebbe impersonato l’Uberto della Serva padrona  di Pergolesi, diventando in seguito  protagonista di numerose “commedie per musica” al Teatro Nuovo. Con Eurilla e Beltramme siamo di fronte ad un lavoro che rappresenta bene il termine intermedio di quella lunga fase di passaggio dalle cosiddette scene buffe dei melodrammi di fine Seicento — nelle quali venivano addensati  gli spunti comici per evitare una commistione stilistica sgradita al razionalismo di stampo arcadico —   agli intermezzi comici veri e propri, dotati di piena autonomia rispetto al dramma  serio e stampati con un aspetto tipografico differenziato. Nell’Eurilla  il cordone ombelicale fra intermezzo e dramma non si è ancora spezzato, la cornice dell’intreccio è la stessa  ma al centro della scena ci sono due personaggi — Beltramme, «uno dei finti Armeni servi di Rosmira  ed Eurilla — che non compaiono nel testo principale e che qui divengono protagonisti di un’esilissima vicenda basata su quello che si andava delineando allora come topos drammaturgico degli Intermezzi: il passaggio da un’iniziale situazione di conflitto all’idillio-riconciliazione finale.

All’interno di un  registro buffo  che, come di consueto, si basa sulla contrapposizione  dei caratteri (la pomposa fierezza del personaggio femminile a contrasto con la codardia e la goffaggine del personaggio maschile), sugli ammiccamenti alle novità del tempo presente (la moda del fumo e del caffè in apertura della seconda scena), su espliciti e diffusi doppi sensi a sfondo erotico, il testo assume spesso connotazioni parodistiche meta-teatrali, prendendo di mira ora gli accenti bellicosi dello stile eroico (recitativo d’apertura), ora gli stereotipi mitologici della tragedia per musica (recitativo III), ora le polemiche letterarie sul melodramma (recitativo V).  Gli elementi di comicità sono fortemente accentuati da una musica la cui qualità appare decisamente superiore alla media riscontrabile negli Intermezzi settecenteschi e che induce a rivedere le opinioni correnti su Sarro, compositore  sul quale grava ancora adesso l’ombra di più celebri colleghi come Scarlatti,  Mancini  e Vinci, troppo spesso ricordato quasi unicamente per i suoi due “primati” storici, quello di aver messo in musica per primo un melodramma di Metastasio e quello di aver composto l’opera che inaugurò il  Teatro di San Carlo nel 1737.  Alla leziosa semplicità che caratterizza le arie di Eurilla — in particolar modo l’ultima,  Languiscono i pastori,  sottilmente  parodistica di certo patetismo arcadico — si oppone la comicità più estroversa delle arie di Beltramme dove si dispiega frequentemente un trattamento realistico e talvolta quasi caricaturale del testo, che assume spesso forme di fonosimbolismo: dalle lunghe sequenze di note ribattute che accompagnano la linea vocale della prima aria, Par che la febbre a freddo, per rendere appunto il tremore del protagonista; ai rimbalzi puntati di Il pipistrello è un certo uccello;  alla convulsa accelerazione del tempo che dà espressione al crescere dell’eccitazione di Beltramme in Guance  morbide, guance intatte.  Rispondono alla stessa strategia compositiva anche gli spigliati battibecchi di alcuni recitativi e soprattutto certe serrate sequenze dialogiche dei duetti, come la parte centrale di Deh movetela ad amarmi e  gli stretti intrecci contrappuntistici che nel finale, Vedo amor che pien di dolcezza, danno corpo sonoro alla felice conclusione della schermaglia amorosa.

Pier Paolo De Martino

 

English Traslated 

Le recensioni

AMERICAN RECORD GUIDE Vol 70 N.6 Nov/Dic 2007    

 ".......D'Auria blusters and Montano connives charmingly; the orchestra scratches dutifully, and the harpsichord sparkles"   (C. PARSONS)

 DIVERDI.COM 5 abril 2007

La versión contiene todo el sabor conveniente a la partitura. Ha sido registrada en uno de los palacios carolinos, el de Caserta, y la orquesta se compone de instrumentos históricos, entre ellos la tiorba, la mandolina, el mandolón, la guitarra barroca y el clavicímbalo. Los sostenidos aplausos del público demuestran que el respetable la pasó muy bien.    ( BLAS  MATAMORO)

SUONO n.405 maggio 2007

"Questa riproposta moderna - una vera novità - ha trovato una realizzazione molto elegante nel Teatro di Corte del Palazzo Reale di Caserta;....gli Intermezzi mostrano una bella vena melodica nel garbato fraseggio dei due pimpanti protagonisti: Rosa Montano e Giusto D'Auria."   ( di Umberto Padroni)

MUSICA n.189

" C'è chi continua a riproporre stereotipe Serve padrone e chi invece meritoriamente getta l'occhio su intermezzi dimenticati....Apprezzabile la realizzazione del basso continuo, fantasiosa e ariosa con mandolini, mandole,chitarra barocca, tiorba e ovviamente cembalo. La responsabilità maggiore ricade però sulle spalle del soprano (Rosa Montano - Eurilla) e del basso (Giusto D'Auria - Beltramme)  alfine convincenti." ( di Lorenzo Tozzi)

AMADEUS GIUGNO 2007

" Il cd testimonia uno dei non molti allestimenti di lavori teatrali barocchi che oggigiorno hanno luogo sui palcoscenici italiani. ........Rosa Montano e Giusto D'Auria affrontano con gradevole spigliatezza le schermagli amorose. La sottolineatura caricaturale fa parte del gioco....."( di M.R. Zegna)

 

http://guide.dada.net/critica_di_musica_classica SCARICA LA RECENSIONE DI  Marco Del Vaglio

 

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