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“Gli Intermezzi Ritrovati”
"EURILLA E BELTRAMME"
Nel 2001 promosso
dall’Ensemble “Le Musiche da Camera” e dall’Associazione Area Arte, nasce il
progetto “Gli Intermezzi Ritrovati” finalizzato allo studio ed alla
messinscena di opere rare e mai eseguite di questo repertorio di grande
interesse teatrale e musicale, con criteri filologici e con un taglio
esecutivo volto a restituire la vivezza e l'autenticità della
"scena". Presso il Teatro Sancarluccio di Napoli tra il 2001 ed il 2003 sono
stati perciò presentati in prima esecuzione moderna, per la regia di Franz
Prestieri protagonisti Rosa Montano e Giusto D’Auria, gli Intermezzi
“Eurilla e Beltramme” di Domenico Sarro, “Morano e Rosicca” di Francesco Feo
e “Erighetta e Don Chilone” di Leonardo Vinci, allestimenti che hanno avuto
repliche anche in varie Rassegne e Festival di Musica Antica.A distanza di
cinque anni dalla prima messinscena, la presente registrazione documenta il
nuovo allestimento degli intermezzi “Eurilla e Beltramme” di Sarro
effettuato il 19 febbraio 2006 presso lo storico Teatro di Corte del Palazzo Reale di
Caserta.
Egidio Mastrominico
Nella stagione di Carnevale del 1722 la
rappresentazione della Partenope al teatro San Bartolomeo di Napoli,
con la musica di Domenico Sarro, segnava il ritorno di un testo che datava
ormai quasi un quarto di secolo sulla ribalta del più importante teatro
napoletano dell’epoca: per la stagione 1699 dello stesso San Bartolomeo era
infatti nato il libretto scritto da Silvio Stampiglia, poeta romano tra i
maggiori esponenti dell’Accademia dell’Arcadia, che all’epoca si trovava a
Napoli in servizio alla corte del viceré duca di Medinaceli e che in quell’occasione
si trovò a collaborare con il compositore bresciano Luigi Mancia, autore di
un melodramma che conobbe diverse riprese in quel tempo ma che sarebbe stato
presto dimenticato a vantaggio di altre partiture. Lo spettacolo del 1699
segnava infatti l’inizio di un destino felice per un testo che musicato
molte altre volte fino alla metà del secolo XVIII, tra gli altri da Caldara,
Vinci, Vivaldi e Haendel. La partitura di Sarro concepita per la
rappresentazione napoletana del 1722, il cui manoscritto è conservato nella
Biblioteca del Conservatorio di San Pietro a Majella, prevedeva al suo
interno gli intermezzi Eurilla e Beltramme, con un nuovo testo
redatto dallo stesso Stampiglia che proprio quell’anno aveva fatto ritorno a
Napoli dopo essere stato per diversi anni storiografo e poeta cesareo alla
corte asburgica. Il frontespizio del libretto della Partenope
stampato per lo spettacolo del ‘22 in effetti recita testualmente: «Dramma
per musica di Silvio Stampiglia, detto tra gli Arcadi Polemone Licurio,
poeta di Sua Maestà, da lui rinnovato per il teatro San Bartolomeo per la
stagione del 1722, dedicato al cardinale Federico d’Althann viceré
luogotenenziale e capitano generale di questo regno».
Gli intermezzi furono in quell’occasione
interpretati da due già celeberrimi specialisti del nuovo repertorio comico:
Santa Marchesini, una delle pioniere del genere, e Gioacchino Corrado,
basso buffo attivo in pianta stabile al San Bartolomeo fin dal 1704, dove
nel 1733 avrebbe impersonato l’Uberto della Serva padrona di
Pergolesi, diventando in seguito protagonista di numerose “commedie per
musica” al Teatro Nuovo. Con Eurilla e Beltramme siamo di fronte ad
un lavoro che rappresenta bene il termine intermedio di quella lunga fase di
passaggio dalle cosiddette scene buffe dei melodrammi di fine
Seicento — nelle quali venivano addensati gli spunti comici per evitare una
commistione stilistica sgradita al razionalismo di stampo arcadico — agli
intermezzi comici veri e propri, dotati di piena autonomia rispetto al
dramma serio e stampati con un aspetto tipografico differenziato. Nell’Eurilla
il cordone ombelicale fra intermezzo e dramma non si è ancora spezzato,
la cornice dell’intreccio è la stessa ma al centro della scena ci sono due
personaggi — Beltramme, «uno dei finti Armeni servi di Rosmira ed Eurilla —
che non compaiono nel testo principale e che qui divengono protagonisti di
un’esilissima vicenda basata su quello che si andava delineando allora come
topos drammaturgico degli Intermezzi: il passaggio da un’iniziale
situazione di conflitto all’idillio-riconciliazione finale.
All’interno di un registro buffo che, come
di consueto, si basa sulla contrapposizione dei caratteri (la pomposa
fierezza del personaggio femminile a contrasto con la codardia e la
goffaggine del personaggio maschile), sugli ammiccamenti alle novità del
tempo presente (la moda del fumo e del caffè in apertura della seconda
scena), su espliciti e diffusi doppi sensi a sfondo erotico, il testo assume
spesso connotazioni parodistiche meta-teatrali, prendendo di mira ora gli
accenti bellicosi dello stile eroico (recitativo d’apertura), ora gli
stereotipi mitologici della tragedia per musica (recitativo III), ora le
polemiche letterarie sul melodramma (recitativo V). Gli elementi di
comicità sono fortemente accentuati da una musica la cui qualità appare
decisamente superiore alla media riscontrabile negli Intermezzi
settecenteschi e che induce a rivedere le opinioni correnti su Sarro,
compositore sul quale grava ancora adesso l’ombra di più celebri colleghi
come Scarlatti, Mancini e Vinci, troppo spesso ricordato quasi unicamente
per i suoi due “primati” storici, quello di aver messo in musica per primo
un melodramma di Metastasio e quello di aver composto l’opera che inaugurò
il Teatro di San Carlo nel 1737. Alla leziosa semplicità che caratterizza
le arie di Eurilla — in particolar modo l’ultima, Languiscono i pastori,
sottilmente parodistica di certo patetismo arcadico — si oppone la
comicità più estroversa delle arie di Beltramme dove si dispiega
frequentemente un trattamento realistico e talvolta quasi caricaturale del
testo, che assume spesso forme di fonosimbolismo: dalle lunghe sequenze di
note ribattute che accompagnano la linea vocale della prima aria, Par che
la febbre a freddo, per rendere appunto il tremore del protagonista; ai
rimbalzi puntati di Il pipistrello è un certo uccello; alla convulsa
accelerazione del tempo che dà espressione al crescere dell’eccitazione di
Beltramme in Guance morbide, guance intatte. Rispondono alla
stessa strategia compositiva anche gli spigliati battibecchi di alcuni
recitativi e soprattutto certe serrate sequenze dialogiche dei duetti, come
la parte centrale di Deh movetela ad amarmi e gli stretti intrecci
contrappuntistici che nel finale, Vedo amor che pien di dolcezza,
danno corpo sonoro alla felice conclusione della schermaglia amorosa.
Pier Paolo
De Martino
English Traslated
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Le recensioni
AMERICAN RECORD GUIDE
Vol 70 N.6 Nov/Dic 2007
".......D'Auria
blusters and Montano connives charmingly; the orchestra scratches dutifully,
and the harpsichord sparkles"
(C. PARSONS)
DIVERDI.COM
5 abril 2007
La versión contiene todo el sabor conveniente
a la partitura. Ha sido registrada en uno de los palacios carolinos, el de
Caserta, y la orquesta se compone de instrumentos históricos, entre ellos la
tiorba, la mandolina, el mandolón, la guitarra barroca y el clavicímbalo. Los
sostenidos aplausos del público demuestran que el respetable la pasó muy bien.
( BLAS MATAMORO)
SUONO n.405
maggio 2007 "Questa riproposta
moderna - una vera novità - ha trovato una realizzazione molto elegante nel
Teatro di Corte del Palazzo Reale di Caserta;....gli Intermezzi mostrano una
bella vena melodica nel garbato fraseggio dei due pimpanti protagonisti:
Rosa Montano e Giusto D'Auria."
( di Umberto Padroni)
MUSICA n.189
" C'è chi continua a riproporre
stereotipe Serve padrone e chi invece meritoriamente getta l'occhio su
intermezzi dimenticati....Apprezzabile
la realizzazione del basso continuo, fantasiosa e ariosa con mandolini,
mandole,chitarra barocca, tiorba e ovviamente cembalo. La responsabilità
maggiore ricade però sulle spalle del soprano (Rosa Montano - Eurilla) e del
basso (Giusto D'Auria - Beltramme) alfine convincenti."
( di Lorenzo Tozzi)
AMADEUS
GIUGNO 2007
" Il cd testimonia uno dei non
molti allestimenti di lavori teatrali barocchi che oggigiorno hanno luogo
sui palcoscenici italiani. ........Rosa Montano e Giusto D'Auria affrontano
con gradevole spigliatezza le
schermagli amorose. La sottolineatura caricaturale fa parte del gioco....."(
di M.R. Zegna)
http://guide.dada.net/critica_di_musica_classica
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Marco
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